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Ultimissima di Fedir

RINNOVO CCNL 2016/2018 - CHIUDERE SI PUO’ MA OCCORRE QUALCHE ALTRO PASSO DI AVVICINAMENTO

Si è tenuta oggi, 8 Luglio 2020, una lunga videoconferenza con Aran per esaminare tutto il testo della bozza di CCNL e avviare la negoziazione verso la conclusione, che è prevedibile nel corso del corrente mese.  
Qui il resoconto della trattativa odierna.

Consulta: «sì» alla liquidazione a rate per i dipendenti pubblici che anticipano la pensione

Fedir, tramite la confederazione Cosmed, ha partecipato all'impugnativa che ha dato luogo alla sentenza dei giudici costituzionali di ieri 17 aprile.
Con la decisione il bicchiere è mezzo pieno. Se infatti al momento permane la rateizzazione nel pagamento delle liquidazioni di coloro che non sono stati collocati d'ufficio in pensione (per vecchiaia o per raggiungimento del limite ordinamentale), per questi ultimi invece la Corte si è nei fatti dichiarata disponibile a cassare la rateizzazione qualora dovessero nuovamente ricorrere.
A questo punto o il governo adegua la normativa escludendo coloro che sono andati in pensione per vecchiaia o per limite ordinamentale (65 anni avendo maturato diritto a pensione) dalla rateizzazione o siamo pronti a provocare il casus belli per ritornare alla Corte Costituzionale.
Per gli altri (cioè coloro che hanno chiesto di andare in pensione) resta al momento, in attesa di conoscere esattamente il funzionamento degli anticipi disposti dal governo fino a 45.000 euro, pienamente utile ed efficace la convenzione che Fedir/Fedirets ha con Banca Popolare di Milano (scarica qui la convenzione) che consente al tasso di sconto dell'1% per gli iscritti di ricevere subito tutta la liquidazione che l'INPS è tenuta ad erogare alle varie scadenze
Leggi di seguito l'articolo tratto dal SOLE 24 Ore di oggi :


 
Consulta: «sì» alla liquidazione a rate per i dipendenti pubblici che anticipano la pensione
 

di Davide Colombo e Marco Rogari

    Il pagamento differito e rate della liquidazione ai dipendenti pubblici che vanno in pensione anticipata, compresa “Quota 100”, è legittimo. Lo ha deciso la Corte costituzionale, riunita ieri in camera di consiglio per discutere le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Roma. Sentenza e motivazioni (relatrice la giudice Silvana Sciarra) verranno depositate entro un mese. Ma come anticipato dalla Consulta, restano «impregiudicate le questioni sul pagamento delle indennità nel termine di 12 mesi e sulle relative rateizzazioni, per i pensionati che hanno raggiunto i limiti massimi di età o di servizio». Il che significa che sul differimento del Tfr per le pensioni di vecchiaia la questione resta aperta.

    La decisione riguarda la legge 147 del 2013, che ha stabilito il pagamento entro 12 mesi dalla fine del rapporto di lavoro del Tfs per le liquidazioni non superiore a 50mila euro, con differimenti di altri 12 mesi per le quote fino a 100mila euro e di altri 12 mesi in caso di quote superiori a quest’ultima soglia. Secondo stime Inps citate dall’avvocato Antonio Mirra al termine dell’udienza, dove è intervenuto per conto del sindacato Confsal Unsa e della ricorrente Amelia Capilli, in caso di pronuncia favorevole il costo per lo Stato avrebbe toccato i 9 miliardi solo nel primo anno.

    La decisione della Consulta toglie dunque un’incognita di non piccola portata al quadro di finanza pubblica con cui deve fare i conti il governo, e arriva a pochi mesi dalla prima verifica di impatto di “quota 100” sui pensionamenti del pubblico impiego. Sulla base dei dati comunicati finora da Inps, l’attesa è per la liquidazione i primi di agosto di circa 10.300 pensioni anticipate, mentre all’inizio di settembre partirebbero i pagamenti per circa 50mila dipendenti del comparto scuola.

    Come si ricorderà il decretone ha introdotto la possibilità per tutti i dipendenti pubblici che andranno in pensione da quest’anno di anticipare (rispetto al pagamento al compimento dei 67 anni) fino a 45mila euro di Tfs tramite un anticipo bancario da definire con una convenzione Abi-Mef ancora non perfezionata. Il decreto convertito in legge prevede per i lavoratori che accedono a “quota 100”, e per quelli che hanno cessato il servizio prima del 30 gennaio 2019, la possibilità di richiedere apposite certificazioni all’Inps per presentare una richiesta di finanziamento bancario a tasso agevolato.

    Il finanziamento e gli interessi saranno restituiti integralmente a valere sull’indennità di fine servizio in favore della banca. E l’eventuale eccedenza, rispetto a quanto chiesto in anticipo dal pensionato, sarà corrisposta direttamente all’interessato. Inps è soggetto garante che certifica i requisiti per il finanziamento-ponte: prima di rilasciare la certificazione, verificherà l’esposizione debitoria del lavoratore. Per abbattere i costi degli interessi è poi prevista una detassazione del Tfs che cresce con il crescere del tempo trascorso tra la data di cessazione e quella del pagamento dell’indennità. La detassazione è pari all'1,50% ogni 12 mesi di ritardo fino a un massimo del 7,50% per le indennità corrisposte dopo 60 mesi. Nel caso di cessazione già avvenuta al 1° gennaio 2019, il conteggio degli anni avverrà da tale data.

     

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