09/12/2022 - L’insostenibilità della contrattazione collettiva nazionale dei Segretari Comunali e Provinciali per il Ministero dell’Interno

SI RIPORTA DI SEGUITO UN ARTICOLO DI COMMENTO AD UNA IMPORTANTE SENTENZA DEL GIUDICE DEL LAVORO DI ROMA 
NEL PROCEDIMENTO, SI NOTI, FEDIRETS, – DIPARTIMENTO SEGRETARI
SI ERA COSTITUITA COME TERZO INTERVENIENTE AD ADIUVANDUM 
Dal sito Leautonomie.asmel.eu un articolo di Alberto Bignone
La recente sentenza del Giudice del Lavoro di Roma pronunciata lo scorso mese di novembre 2022 (n. 21676/2021 R.G.), conferma, se ce ne fosse stato bisogno, quanto sia insostenibile il CCNL per il Ministero dell’Interno che presiede l’Albo Nazionale dei Segretari Comunali e Provinciali.

Subire la disciplina contrattuale del rapporto di lavoro dei segretari comunali e provinciali anziché regolarlo unilateralmente secondo i canoni pubblicistici che caratterizza il regime del personale prefettizio, è da oltre vent’anni il cruccio dei Prefetti che si sono dovuti occupare della questione. Quella di interventi unilaterali interpretativi, distorsivi se non modificativi delle clausole del CCNL, è prassi ormai consolidata.

È utile una brevissima premessa per chi non conosce il mondo dei segretari comunali e provinciali. Il loro trattamento economico si articola, in estrema sintesi, in uno “stipendio tabellare”, commisurato alla fascia professionale di appartenenza, che va dalla C, quella d’ingresso, per poi progredire in B ed A, cui si aggiunge un’indennità di posizione, di regola correlata alla classificazione e dunque alla complessità dell’ufficio ricoperto. Va infatti detto che questa figura professionale, depauperata negli anni di risorse umane ed economiche, è quella maggiormente esposta all’espulsione dal ruolo ricoperto in un comune o in una provincia, e dunque esposta a numerosi mutamenti di sede. La progressione tra le diverse fasce professionali avviene attraverso “corsi concorsi” nazionali organizzati e svolti dal Ministero.

Tornando alla vicenda, tutto scaturisce dalla richiesta di un segretario comunale, iscritto nella fascia B a seguito del superamento del corso concorso, di vedersi riconosciuto il trattamento economico “tabellare” corrispondente alla fascia professionale.

L’art.39 del CCNL 16/05/2001, che come si accennerà in seguito, non rappresenta una “singolarità” sul piano contrattuale, prevede, per il solo trattamento tabellare, una graduazione in ragione delle fasce professionali d’iscrizione, indicando, al comma 1, la consistenza massima per la A, per poi prescrivere, al comma 2, che “per i segretari comunali comunque collocati nella fascia B”, lo stipendio tabellare è determinato nella misura del 65,66% di quanto previsto al comma 1.

Se per qualsivoglia lavoratore l’inquadramento in una qualifica professionale, sia esso denominata livello, categoria o altro, comporta un corrispondente trattamento economico, per i segretari comunali questo non poteva essere. Il Ministero, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, è intervenuto con la “circolare” n.486-E del 24.3.2015 con cui limitava l’efficacia della disciplina contrattuale facendo leva sul comma 2 dell’art.12 del d.P.R. n.465/1997 secondo cui “Fino alla prima nomina in un comune di classe superiore i segretari conservano anche l’iscrizione nella fascia professionale immediatamente inferiore …omissis… Il trattamento giuridico ed economico resta, in ogni caso, quello determinato dalla fascia del comune o della provincia in cui viene prestato servizio nel relativo periodo. Si applicano le disposizioni di cui al comma 7 dell’articolo 11”. L’interpretazione del Ministero salta a pie’ pari di leggere il comma 1 dell’art.12 che esordisce limitando l’efficacia della disposizione “Fino alla stipulazione di una diversa disciplina del contratto collettivo nazionale di lavoro”.

La posizione del ministero è rafforzata da una lettura, potremmo dire capziosa, dello stesso contratto nazionale, là dove afferma che lo stesso art.31 del CCNL 2001 dispone al comma5 che “La corresponsione del trattamento economico è correlata alla effettiva assunzione in servizio negli enti”. Il Ministero colposamente omette di “completare” il contenuto letterale della disposizione che si completa facendo riferimento ai soli “livelli della retribuzione di posizione di cui all’art.41”.

La posizione del Ministero è coerente con la cultura del regime pubblicistico del rapporto di lavoro del personale prefettizio. La norma di legge e le disposizioni unilaterali del datore di lavoro, governano lo status ed il trattamento economico del personale. Tuttavia questo costituisce un limite culturale a fronte della disciplina di settore che dal d.lgs. n.29/1993 al vigente d.lgs. n.165/2001, rimettono alla contrattazione collettiva nazionale di lavoro la disciplina del rapporto e del relativo trattamento economico.

La strenua difesa del Ministero ha insistito sulla circolare, “notoriamente” granitica “fonte normativa”, e sulla prevalenza della norma del dPR n.465/1997.

Ebbene, il Giudice del Lavoro di Roma non ha fatto altro che ignorare le interpretazioni unilaterali del Ministero e concentrarsi sul CCNL: “Ritiene questo giudicante che la precisazione “comunque collocati” non lasci spazio per interpretazioni che disancorino lo stipendio tabellare dalla fascia professionale attribuita, riservandolo al solo conseguimento di una specifica sede di servizio. Ciò non può dedursi dalla previsione dell’art.31, comma 5, del CCNL Segretari Comunali e Provinciali, laddove stabilisce che “la corresponsione del trattamento economico è correlata alla effettiva assunzione in servizio negli enti secondo i livelli della retribuzione di posizione di cui all’art.41”. L’art.41, infatti, disciplina la retribuzione di posizione e non quella tabellare. È evidente che le due distinte voci retributive non possano essere confuse.

Si diceva che la disposizione contenuta all’art.39 del CCNL del 16/05/2001 non costituisce una “singolarità” nel panorama della contrattazione collettiva. Per quel che ci interessa, il vigente CCNL del 17/12/2020 all’art.106, rubricato “incrementi dello stipendio tabellare” dispone che “Gli stipendi tabellari annui lordi dei segretari comunali e provinciali collocati nelle fasce A, B e C di cui all’art. 3 del CCNL sottoscritto il 1°/3/2011 sono incrementati ..omissis..”. La collocazione del segretario nelle diverse fasce professionali è ancora oggi regolata dalla disciplina risalente al CCNL del 16/05/2001, ovvero il superamento dei corsi concorsi.

Ci si augura che la sentenza in commento rappresenti un utile insegnamento per il Ministero dell’interno, benché la strada sia lunga e tortuosa.

Del resto, al di là delle “circolari”, troppo spesso il Ministero ispira modifiche normative in materie riservate alla contrattazione collettiva in plateale violazione dell’art.2 del d.lgs. n.165/2001. Ciò è avvenuto con gli interventi ormai risalenti sul trattamento economico dei segretari in materia di diritti di rogito o, più di recente, in tema di classificazione delle sedi di segreteria la cui disciplina investe unicamente l’idoneità professionale del segretario alla copertura della sede.

La questione, come detto, è culturale e forse anche di mancanza di conoscenza della complessità e gravosità del ruolo svolto dai segretari comunali e provinciali sempre esposti in prima linea nell’assicurare che la macchina amministrativa coniugando legalità ed efficienza, autonomia delle funzioni gestionali e desiderata del vertice politico.

NOTA DI TRASMISSIONE ALLA V COMMISSIONE DELLA CAMERA DI TUTTI GLI EMENDAMENTI FEDIR DIPARTIMENTO SEGRETARI

SONO STATI RIASSUNTI NELLA SEGUENTE NOTA TUTTI GLI EMENDAMENTI PROPOSTI DA FEDIR - DIPARTIMENTO SEGRETARI PER ESSERE TRASMESSI AI COMPONENTI DELLA V COMMISSIONE DELLA CAMERA (BILANCIO, TESORO E PROGRAMMAZIONE)

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Prot. 723 Roma,                                                                                        06 Dicembre 2022

All’On. MANGIALAVORI Giuseppe Tommaso Vincenzo
Presidente della V Commissione
(Bilancio, Tesoro E Programmazione)
della Camera dei Deputati

Agli Onorevoli Componenti della
V Commissione
(Bilancio, Tesoro E Programmazione)
della Camera dei Deputati

Oggetto: Proposte di emendamento all’art. 145 del Disegno di Legge di bilancio 2023 – AC 643-bis

 Il Dipartimento Segretari Comunali e Provinciali di FEDIR, Sez. di Fedirets, Sindacato autonomo dell’Area Funzioni Locali ampiamente rappresentativo anche dei Segretari comunali e provinciali , intende apportare un contributo costruttivo ai dibattiti già in corso sia sul tema del “rafforzamento della capacità amministrativa delle P.A. funzionale all'attuazione del PNRR” (vedasi D.L. 80/2021), facendo seguito ad una propria proposta operativa già trasmessa ai Ministeri dell’Interno e della Funzione Pubblica in data 28 ottobre 2022 , con nota n.694.

La proposta trasmessa prendeva le mosse dal progetto di legge statale della Regione Veneto n.9 /22, primo firmatario e relatore per l’Aula la Consigliera Silvia Cestaro (Lega-LV) - correlatore, la Vicepresidente della Prima commissione consiliare Vanessa Camani (Partito Democratico) - volto alla modifica del Decreto legislativo n. 267/00 “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” (il c.d. TUEL) e ad integrare le disposizioni relative all’ordinamento dei segretari comunali e provinciali, prevede di aggiungere all’articolo 97 del TUEL il comma 6 bis, secondo cui: “Il contratto relativo al rapporto di lavoro di cui al comma 6, è stipulato al di fuori della dotazione organica ed i relativi oneri non concorrono a definire il limite di spesa del personale”.

Si tratta di proposta che merita sicuramente un plauso nella misura in cui, finalmente, pone l’accento sulla necessità di disancorare la spesa del segretario comunale dal budget complessivo dell’intero ente locale, trattandosi di figura infungibile e necessaria ex lege e sembra, quindi, prendere atto dell’ineludibile necessità di superare le storture che caratterizzano il sistema da oltre un ventennio.

 Considerata l’attenzione che il DDL Legge di Bilancio pone al tema dei segretari, riteniamo utile dare un contributo alla definizione della disciplina, alla luce della nostra esperienza anche professionale, richiamando in parte quanto già elaborato nel progetto di legge della Regione Veneto (proposta n.1) e proponendo inoltre una riformulazione di altra norma la cui applicazione sta generando numerosi contenziosi ( proposta n.2).

PROPOSTA N.1

 Eliminazione della spesa per la funzione di segreteria comunale e provinciale dai limiti di “spesa per personale”.

 A tal fine propone il seguente emendamento da apportare all’art.145 del Disegno di Legge di Bilancio, così da espungere la spesa del Segretario - funzione obbligatoria prevista dall’art. 97 del D.Lgs. 267/2000 e figura apicale presso gli enti locali - dai limiti generali legislativamente fissati per tutto il personale in servizio presso gli stessi, con i molteplici effetti positivi descritti nella seguente relazione illustrativa.

 TESTO DELL’EMENDAMENTO al Disegno di Legge di Bilancio 2023:

 “All’articolo 145, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente comma: 

  1. Ai fini dell’attuazione del PNRR, dal 1 gennaio 2023 e per tutta la durata del Piano stesso, gli oneri stipendiali connessi al trattamento fondamentale ed accessorio del Segretario comunale e provinciale titolare di sede non concorrono a definire i limiti di spesa del personale degli enti locali”.

 

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

 I limiti di spesa attualmente previsti e sui quali l’emendamento inciderebbe, sono quello complessivo per il personale (id est media della spesa del triennio 2011-2013 o del 2008 per i comuni con meno di 1.000 abitanti) e quello specifico inerente il salario accessorio (id est limite di spesa del 2016).

Nell’ordinamento si rinvengono analoghe esclusioni per legge dalla spesa di personale degli enti locali di categorie di soggetti o altri specifici istituti (es. L. 68/99, incentivi tecnici etc.)

L’approvazione dell’emendamento comporterebbe inoltre i seguenti positivi effetti per raggiungere le finalità che si prefigge: 

  • Per la presa in servizio dei Segretari Comunali o Provinciali quale titolari di una sede di segreteria singola o convenzionata, gli Enti Locali dovranno rispettare solo la soglia demografica derivante dalla sommatoria dei propri residenti ed i propri equilibri di spesa corrente, ma non più anche il limite complessivo per le spese di personale, ad oggi fissato dalla L. 266/2006 art. 1 co. 557 e ss (media triennio 2011-2013 o 2008 per Comuni con meno di 1000 abitanti). L’eliminazione del vincolo consentirebbe di reinvestire nella figura del segretario, sussistendone i margini di bilancio, anche quegli enti la cui spesa ne fosse stata, per varie ragioni, tra cui il rispetto del limite, storicamente limitata (es. segretari in convenzione tra molti enti o utilizzati solo a “scavalco”). Nei piccoli enti, in cui la spesa per il segretario incide proporzionalmente di più rispetto a quelli con maggiori dimensioni e dipendenti, tale esclusione agevolerebbe nettamente l’immissione in servizio dei neo iscritti all’albo, ad oggi ostacolata anche dal rispetto di tale limite. Al fine di conseguire i risultati che si prefigge, il testo dell’emendamento limita espressamente l’esclusione dalla spesa per personale solo per il conferimento di incarichi a “titolari di sede” di segreteria, anche in convenzione, per evitare che gli enti locali ne beneficino anche per temporanee soluzioni di ripiego quali, l’utilizzo di reggenti, segretari a scavalco o vice-segretari: senza tale precisazione si rischierebbe infatti, e paradossalmente, di incentivare anziché disincentivare il ricorso a queste ultime soluzioni “temporanee” in luogo della nomina di titolari di sede.
  • Il testo dell’emendamento utilizza l’espressione al plurale di “limiti di spesa” per ricomprendevi esplicitamente anche quello specifico del salario accessorio di cui all’art.  23, comma 2 del D.lgs n. 75/2017 (anno 2016), oltre a quello generale di cui alla L. 266/2006: la retribuzione di risultato del segretario comunale e provinciale ed altre voci di carattere accessorio/discrezionale, quali la maggiorazione dell’indennità di posizione (riconosciuta ad esempio  ai segretari cui è anche affidata una responsabilità gestionale diretta), rientrano attualmente nel limite complessivo del salario accessorio dei dipendenti dell’ente locale; con l’esclusione anche da tale limite apportata dall’emendamento, gli enti potrebbero riconoscere tali voci accessorie anche a quei segretari titolari di sede che attualmente non ne possono beneficiare, soprattutto in piccoli enti, per rispetto del limite complessivo al trattamento accessorio; lo scomputo di tali importi genera altresì un “margine” di spesa per salario accessorio di pari importo potenzialmente utilizzabile, a discrezione dell’amministrazione qualora gli equilibri di bilancio lo consentano, per incrementare il salario accessorio dei dirigenti e/o dei responsabili di posizione organizzativa e/o dei dipendenti (es. per incrementi del fondo di parte variabile, progetti obiettivo etc.);
  • L’emendamento è stato contestualizzato ad una specifica vigenza temporale, quella del PNRR, sia per coerenza di finalità con quelle generali dell’articolo in cui se ne propone l’inserimento, ma anche per scongiurare che, senza tale precisazione, venga inteso come norma di interpretazione autentica e dunque di applicazione retroattiva, andando a vanificare i riflessi positivi finora esposti:  diversamente, infatti, comporterebbe un ricalcolo dei medesimi limiti senza la spesa per il Segretario Comunale e provinciale;
  • lo “spazio” lasciato libero nella “spesa per personale” togliendovi quella per il segretario comunale e provinciale, incide inoltre positivamente nelle attuali formule di calcolo delle facoltà assunzionali degli enti locali, fino a poterne determinare un incremento. Ciò in quanto tali facoltà sono oggi di natura esclusivamente finanziaria e la spesa per personale ne rappresenta uno dei parametri più rilevanti ai sensi del D.M. 17 marzo 2020, attuativo dell’art. 33, comma 2 del D.L. 34/2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 58 del 2019 (in luogo della precedente regola del “turn over” in funzione delle cessazioni intervenute). Il riferimento va ovviamente al potenziale incremento delle facoltà assunzionali di “altre” figure professionali presso l’ente, essendo invece il Segretario una figura unica nell’ente locale che il Comune, la Città metropolitana o la Provincia non può certamente duplicare e la cui spesa rappresenta un elemento statico nel proprio bilancio.

 

PROPOSTA N.2

 Corretta formulazione della norma sulla retribuzione del Segretario collocato in disponibilità da sede convenzionata

Si propone di intervenire sull’art.16 ter del DL 163/2019 conv. in L.8/2020, allo scopo di chiarire la corretta portata applicativa della norma che dispone la perdita della retribuzione di posizione della sede convenzionata dal trattamento economico spettante al Segretario collocato in disponibilità a seguito di cessazione da una sede di segreteria riclassificata per effetto della sommatoria.


Segnatamente all' art. 145 del D.L.Bilancio 2023, dopo il comma 4, e’ aggiunto il seguente comma:


"All' art. 16 ter del Decreto-Legge convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8 , al comma 13 , Le parole “titolari delle sedi convenzionate” sono sostituite da “dalle medesime sedi”, mentre dopo la parola “comune capofila” è aggiunto il seguente periodo : “e fatto salvo quanto previsto dall'art.43 del CCNL 16/05/2001 per i segretari provenienti dalla disponibilità da  sedi diverse da quelle la cui classe è rideterminata ai sensi del comma 11.“

 

La norma come emendata risulta essere la seguente:

 I nuovi criteri di classificazione previsti dal presente articolo si applicano alle convenzioni stipulate a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 12. Per le convenzioni stipulate sulla base dei nuovi criteri, ai segretari posti in disponibilità dalle medesime sedi titolari di sedi convenzionate, e' corrisposto il trattamento economico in godimento presso l'ultima sede di servizio, previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria con esclusione della retribuzione di posizione, che e' riconosciuta nella misura pari a quella stabilita per il comune capofila, e fatto salvo quanto previsto dall'art.43 del CCNL 16/05/2001 per i segretari provenienti dalla disponibilità da sedi diverse da quelle la cui classe è rideterminata ai sensi del comma 11.


RELAZIONE ILLUSTRATIVA

La norma proposta, intervenendo in via  interpretativa e come tale con  efficacia retroattiva, ha il precipuo scopo di dirimere i numerosi contenziosi che si stanno attivando in questi mesi a fronte di una lettura  distorta e contraria ai chiari principi fissati nei CCCNL di categoria oltre che di garantire l’efficace convenzionamento delle sedi di segreteria e la copertura del servizio che, soprattutto nei comuni di minori dimensioni demografiche, appare difficilmente sostenibile.

Le disposizioni normative del Decreto-Legge 162/2019 convertito con modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 8 erano state adottate in ragione di un’asserita necessità e rubricate dichiaratamente come “disposizioni urgenti” in quanto volte a sopperire alla “carenza di Segretari comunali” che affligge da tempo numerosi Comuni italiani.

L’art. 16 ter del detto Decreto Legge n. 162/2019 ha quindi inteso fronteggiare la carenza di personale sopra citata:
– da un lato snellendo le procedure per la formazione dei Segretari connesse al corso-concorso;
– dall’altro incrementando il ricorso al convenzionamento delle sedi di segreteria dei Comuni, con la previsione di un nuovo sistema di riclassificazione delle sedi, fondato sulla somma degli abitanti degli Enti, in modo da facilitare il passaggio della sede convenzionata verso una classe di segreteria superiore e, al contempo, incentivare la mobilità dei Segretari verso le stesse sedi poiché dalla riclassificazione in alto della sede consegue una progressione di carriera.

Con tale ratio della nuova normativa e delle sue direttrici, il Legislatore ha poi introdotto il comma 13, nell’art. 16 ter, D.L. n. 162/19 che si presta però ad essere letto in aperta antitesi con l'ordinamento giuridico ed economico dei segretari  e soprattutto con l’articolo 43 del CCNL 2001, vigente ai sensi del Ccnl 17.12.2020 art. 111, secondo il quale:

Art. 43 - Trattamento economico dei segretari in disponibilità

  1. Ai segretari comunali e provinciali collocati in disponibilità di cui all’art.19, comma 7, del DPR n.465/1997, è corrisposto il trattamento economico in godimento presso l’ultima sede di servizio e composto delle seguenti voci:
    - trattamento stipendiale di fascia;
    - indennità integrativa speciale;
    - tredicesima mensilità;
    - retribuzione individuale di anzianità, ove acquisita;
    - retribuzione di posizione;
    - maturato economico, ove spettante
    - retribuzione aggiuntiva per sedi convenzionate.
  2. In caso di nomina presso un ente di fascia immediatamente inferiore a quella di iscrizione, il segretario collocato in disponibilità conserva il trattamento economico in godimento previsto dal comma 1. I relativi oneri sono a carico dell’ente di nomina ad eccezione di quelli relativi alla retribuzione di posizione che rimangono a carico dall’Agenzia per la quota corrispondente alla differenza tra quella in godimento e quella prevista per la fascia di appartenenza dell’ente.

La disposizione finale del detto comma 13 "con esclusione della retribuzione di posizione, che e' riconosciuta nella misura pari a quella stabilita per il comune capofila", si presta, se non correttamente letta, a suggerire una abrogazione dell’art.43 del CCNL Segretari 16.05.2001, la cui vigenza invece è stata confermata espressamente dal nuovo Ccnl 17.12.2020 (art. 111). Ciò penalizza ingiustamente i segretari finiti in disponibilità da una sede di classe superiore a seguito di una non conferma,  segretari che trovano nell’art.43 un essenziale contemperamento allo spoil system  automatico cui sono soggetti a seguito del cessazione del mandato del sindaco. Una così grave penalizzazione sta inducendo i segretari a valutare attentamente se assumerne servizio in una sede convenzionata, quando la conseguenza prevista ex lege è quella di perdere l’unica garanzia economica che il CCNL riconosce a questi dirigenti, che si trovano, unici nell’ordinamento giuspubblicistico, a perdere la sede di servizio alla scadenza del vertice politico dell’ente con la conseguenza di dover essere utilizzati a decine e decine di chilometri di distanza.
Sostanzialmente, in virtù di una lettura distorta della norma, un Segretario comunale, se posizionato in disponibilità senza incarico o con titolarità di un solo Comune conserva il trattamento economico di favore -giustamente - per progressione di carriera, mentre, nel caso di passaggio da disponibilità a titolare di convenzione, allo scioglimento di questa si vede retrocedere nella posizione iniziale della categoria in violazione di qualsiasi principio logico giuridico. In realtà la norma del dl 162/2019 intendeva evitare un aggravio di spesa a carico dell'Albo nel caso in cui un segretario avesse acquisito un trattamento economico superiore grazie al criterio della sommatoria degli abitanti, per perderlo poco dopo a seguito di collocamento in disponibilità anche solo a causa dello scioglimento delle sede convenzionata. Solo in questa specifica circostanza, a cui peraltro la norma era riferita, può determinarsi la penalizzazione economica disciplinata dal comma 13.

Si ribadisce pertanto la portata meramente interpretativa dell’emendamento, volto a non suggerire letture distorte ed evitare i numerosi contenziosi che si stanno attivando in questi mesi.

IL SEGRETARIO DIPARTIMENTO FEDIR Segretari Comunali e Provinciali

Maria Concetta Giardina

IL SEGRETARIO GENERALE FEDIR

Elisa Petrone

Proposta di emendamento all’art. 145 del Disegno di Legge di bilancio 2023: eliminazione della spesa per la funzione di segreteria comunale e provinciale dai limiti di “spesa per personale”

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Prot. 713                                                                                                                                  Roma, 28 Novembre 2022

ALL’ANCI NAZIONALE

ALLE ANCI REGIONALI

ALL’ALBO NAZIONALE DEI SEGRETARI COMUNALI E PROVINCIALI

- loro sedi -

 

Oggetto: Proposta di emendamento all’art. 145 del Disegno di Legge di bilancio 2023: eliminazione della spesa per la funzione di segreteria comunale e provinciale dai limiti di “spesa per personale”.

Il Dipartimento Segretari Comunali e Provinciali di FEDIR, facendo seguito alla propria nota prot. 694 del 28.10.2022, intende apportare un contributo costruttivo ai dibattiti già in corso sia sul tema del “rafforzamento della capacità amministrativa delle P.A. funzionale all'attuazione del PNRR” (vedasi D.L. 80/2021) che quello della spesa per personale sostenuta dagli enti locali, ed in particolare per gli emolumenti del Segretario Comunale o Provinciale.

 A tal fine propone il seguente emendamento da apportare art 128 del Disegno di Legge di Bilancio, così da espungere la spesa del Segretario - funzione obbligatoria prevista dall’art. 97 del D.Lgs. 267/2000 e figura apicale presso gli enti locali - dai limiti generali legislativamente fissati per tutto il personale in servizio presso gli stessi, con i molteplici effetti positivi descritti nella seguente relazione illustrativa.

 TESTO DELL’EMENDAMENTO al Disegno di Legge di Bilancio 2023:

 “All’articolo 145, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente comma: 

  1. Ai fini dell’attuazione del PNRR, dal 1 gennaio 2023 e per tutta la durata del Piano stesso, gli oneri stipendiali connessi al trattamento fondamentale ed accessorio del Segretario comunale e provinciale titolare di sede non concorrono a definire i limiti di spesa del personale degli enti locali”.

 

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

 I limiti di spesa attualmente previsti e sui quali l’emendamento inciderebbe, sono quello complessivo per il personale (id est media della spesa del triennio 2011-2013 o del 2008 per i comuni con meno di 1.000 abitanti) e quello specifico inerente il salario accessorio (id est limite di spesa del 2016).

Nell’ordinamento si rinvengono analoghe esclusioni per legge dalla spesa di personale degli enti locali di categorie di soggetti o altri specifici istituti (es. L. 68/99, incentivi tecnici etc.)

L’approvazione dell’emendamento comporterebbe inoltre i seguenti positivi effetti per raggiungere le finalità che si prefigge: 

  • Per la presa in servizio dei Segretari Comunali o Provinciali quale titolari di una sede di segreteria singola o convenzionata, gli Enti Locali dovranno rispettare solo la soglia demografica derivante dalla sommatoria dei propri residenti ed i propri equilibri di spesa corrente, ma non più anche il limite complessivo per le spese di personale, ad oggi fissato dalla L. 266/2006 art. 1 co. 557 e ss (media triennio 2011-2013 o 2008 per Comuni con meno di 1000 abitanti). L’eliminazione del vincolo consentirebbe di reinvestire nella figura del segretario, sussistendone i margini di bilancio, anche quegli enti la cui spesa ne fosse stata, per varie ragioni, tra cui il rispetto del limite, storicamente limitata (es. segretari in convenzione tra molti enti o utilizzati solo a “scavalco”). Nei piccoli enti, in cui la spesa per il segretario incide proporzionalmente di più rispetto a quelli con maggiori dimensioni e dipendenti, tale esclusione agevolerebbe nettamente l’immissione in servizio dei neo iscritti all’albo, ad oggi ostacolata anche dal rispetto di tale limite. Al fine di conseguire i risultati che si prefigge, il testo dell’emendamento limita espressamente l’esclusione dalla spesa per personale solo per il conferimento di incarichi a “titolari di sede” di segreteria, anche in convenzione, per evitare che gli enti locali ne beneficino anche per temporanee soluzioni di ripiego quali, l’utilizzo di reggenti, segretari a scavalco o vice-segretari: senza tale precisazione si rischierebbe infatti, e paradossalmente, di incentivare anziché disincentivare il ricorso a queste ultime soluzioni “temporanee” in luogo della nomina di titolari di sede.
  • Il testo dell’emendamento utilizza l’espressione al plurale di “limiti di spesa” per ricomprendevi esplicitamente anche quello specifico del salario accessorio di cui all’art.  23, comma 2 del D.lgs n. 75/2017 (anno 2016), oltre a quello generale di cui alla L. 266/2006: la retribuzione di risultato del segretario comunale e provinciale ed altre voci di carattere accessorio/discrezionale, quali la maggiorazione dell’indennità di posizione (riconosciuta ad esempio  ai segretari cui è anche affidata una responsabilità gestionale diretta), rientrano attualmente nel limite complessivo del salario accessorio dei dipendenti dell’ente locale; con l’esclusione anche da tale limite apportata dall’emendamento, gli enti potrebbero riconoscere tali voci accessorie anche a quei segretari titolari di sede che attualmente non ne possono beneficiare, soprattutto in piccoli enti, per rispetto del limite complessivo al trattamento accessorio; lo scomputo di tali importi genera altresì un “margine” di spesa per salario accessorio di pari importo potenzialmente utilizzabile, a discrezione dell’amministrazione qualora gli equilibri di bilancio lo consentano, per incrementare il salario accessorio dei dirigenti e/o dei responsabili di posizione organizzativa e/o dei dipendenti (es. per incrementi del fondo di parte variabile, progetti obiettivo etc.);
  • L’emendamento è stato contestualizzato ad una specifica vigenza temporale, quella del PNRR, sia per coerenza di finalità con quelle generali dell’articolo in cui se ne propone l’inserimento, ma anche per scongiurare che, senza tale precisazione, venga inteso come norma di interpretazione autentica e dunque di applicazione retroattiva, andando a vanificare i riflessi positivi finora esposti:  diversamente, infatti, comporterebbe un ricalcolo dei medesimi limiti senza la spesa per il Segretario Comunale e provinciale;
  • lo “spazio” lasciato libero nella “spesa per personale” togliendovi quella per il segretario comunale e provinciale, incide inoltre positivamente nelle attuali formule di calcolo delle facoltà assunzionali degli enti locali, fino a poterne determinare un incremento. Ciò in quanto tali facoltà sono oggi di natura esclusivamente finanziaria e la spesa per personale ne rappresenta uno dei parametri più rilevanti ai sensi del D.M. 17 marzo 2020, attuativo dell’art. 33, comma 2 del D.L. 34/2019, convertito con modificazioni dalla legge n. 58 del 2019 (in luogo della precedente regola del “turn over” in funzione delle cessazioni intervenute). Il riferimento va ovviamente al potenziale incremento delle facoltà assunzionali di “altre” figure professionali presso l’ente, essendo invece il Segretario una figura unica nell’ente locale che il Comune, la Città metropolitana o la Provincia non può certamente duplicare e la cui spesa rappresenta un elemento statico nel proprio bilancio.

Distinti Saluti

IL SEGRETARIO DIPARTIMENTO FEDIR Segretari Comunali e Provinciali

Maria Concetta Giardina

IL SEGRETARIO GENERALE FEDIR

Elisa Petrone

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