Aumenti e più welfare per i dirigenti locali - Pronto l’atto di indirizzo per il contratto
Definito l’atto di indirizzo: sul tavolo 107,68 milioni per 14.040 persone
di Gianni Trovati
La firma arrivata ieri sull’intesa dei medici è solo il primo passo per la tornata completa dei rinnovi contrattuali della dirigenza pubblica. Almeno nelle intenzioni del Governo, questo secondo capitolo di negoziati dovrà seguire gli stessi ritmi serrati che hanno permesso di chiudere in pochi mesi il primo, relativo ai contratti 2025/27 del personale privo delle stellette dirigenziali: archiviando per la prima volta le trattative (molto) prima che scadesse il triennio di riferimento.
Il prossimo tavolo in via di apertura riguarda l’area delle Funzioni locali, che abbraccia i dirigenti di regioni ed enti locali, i segretari comunali e provinciali e i dirigenti professionali, tecnici e amministrativi (in sigla: Pta) della sanità.
L’atto di indirizzo che avvia le trattative ha trovato nei giorni scorsi la propria forma definitiva, dopo le triangolazioni di rito con la Funzione pubblica e il ministero dell’Economia. Il contratto riguarda 14.040 persone, divise fra 5.907 dirigenti delle amministrazioni territoriali, 5.688 Pta e 2.445 segretari degli enti locali.
Per loro ci sono a disposizione a regime 107,68 milioni di euro, che al netto di oneri riflessi e Irap producono un aumento medio intorno ai 372 euro lordi al mese. Questa cifra va però presa come un’indicazione di massima, utile per mostrare l’ordine di grandezza in discussione ma non per stimare gli effetti reali sulle singole buste paga. Perché anche se non enorme, l’area è parecchio diversificata, sia per le tre categorie che comprende sia all’interno delle singole categorie. La retribuzione dei segretari, e quindi anche l’entità dell’aumento offerto dal rinnovo contrattuale, dipendono per esempio dalla fascia di assegnazione, che negli anni cambia in base all’anzianità di servizio e alle abilitazioni ottenute.
L’arrivo al traguardo dell’atto di indirizzo, figlia dell’accordo dei comitati di settore di Regioni-Sanità e Autonomie, fa avanzare questa categoria spesso cadetta nel calendario dei rinnovi, che in genere si occupano prima dei dirigenti delle Funzioni centrali, vale a dire ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come Inps e Inail.
Oltre agli aumenti contrattuali, il rinnovo muove temi importanti per la complessiva condizione di lavoro. Il punto principale in agenda è rappresentato dal rilancio del welfare contrattuale, che come si legge nell’atto di indirizzo «assume un ruolo fondamentale quale strumento di attrattività del lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione, comparabile al settore privato».
Per raggiungere l’obiettivo, al tavolo contrattuale è affidato un ventaglio ampio di compiti, alcuni dei quali paralleli a quelli appena decisi sul contratto di medici e dirigenti della sanità pubblica. Oltre a «definire la cornice delle regole nel cui ambito si cala la contrattazione integrativa», infatti, l’atto di indirizzo chiede di prevedere la possibilità di integrare le risorse per il welfare integrativo con l’utilizzo dei fondi, anche ripescando i risparmi rimasti inutilizzati l’anno precedente. Il tutto, inevitabilmente, senza sforare il tetto complessivo ai fondi accessori: perché l’esclusione dal calcolo delle risorse per il welfare è stata fin qui tentata senza successo.
COMMENTO FEDIR