LO SCANDALO DELL'ALBO DEI DIRETTORI AMMINISTRATIVI LAZIO

Raramente si è  assistito in una procedura selettiva ad una concentrazione di illegittimità come quella che si sta verificando in Regione Lazio in occasione della formazione dell'elenco di idonei all'incarico di Direttore Amministrativo delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale.

Non solo la Regione Lazio è arrivata ben ultima nel redigere l'elenco, ormai obbligata per non essere costretta dalla legge ad utilizzare gli albi di altre regioni

Il primo bando del 1° ottobre 2019 correttamente richiedeva il possesso dei requisiti posti dal  dec leg.vo 502/93.

Ma con successive rettifiche sono scomparsi:

- i cinque anni di direzione di strutture medie o grandi

- l'obbligo che si trattasse di direzione di strutture di tipo sanitario

- l'obbligo del mancato compimento  dei 65 anni di età

e per finire sono stati ammessi d'ufficio all'elenco i direttori amministrativi già in carica senza che per gli stessi venga accertato il possesso dei requisiti di legge.

Chiunque potra quindi ricoprire, secondo la Regione Lazio,  il delicato e complesso incarico di direttore amministrativo di ASL.

Come Fedir abbiamo subito richiesto (leggi la nota prot. 228) l'annullamento delle rettifiche. Anche in Consiglio Regionale sono stati richiesti chiarimenti, ma la Regione Lazio (leggi la risposta all'interrogazione Aurigemma) non intende affatto rettificare il suo operato ritenendolo legittimo.

A questo punto Fedir si è rivolta alle autorità competenti (leggi l'esposto) chiedendo il loro intervento.

Sulla incresciosa vicenda sotto quanto riportato dalla stampa

http://www.quotidianosanita.it/lazio/articolo.php?articolo_id=78403

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