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Ultimissima di Fedir

LE PENSIONI DOPO LA LEGGE DI BILANCIO 2024

Cosmed, Confederazione di appartenenza di Fedir, ha focalizzato  i punti di criticità che ad oggi presenta il  sistema previdenziale (pensionistico e relativo al trattamento di fine servizio) dopo le novità introdotte dalla legge di bilancio 2024.
Il lavoro è propedeutico alla individuazione delle opportune iniziative politiche ma anche giudiziarie rivolte a verificare la correttezza e legittimità delle novità normative degli ultimi tempi  che di fatto hanno cambiato totalmente rendimenti e godimento di tali trattamenti realizzando notevoli perdite economiche e disparità di trattamento (fra varie categorie di dipendenti pubblici e fra dipendenti pubblici e privati).
Una su tutte il differimento dei tempi di pagamento della liquidazione, sui quali dopo due sentenze della Corte Costituzionale che invitano il governo ad intervenire, in Parlamento giace - ignorato - un disegno di legge per ridisciplinare la materia mentre INPS beffardamente ha messo in piedi un sistema di anticipo (dietro pagamento) per dare a ciascuno ciò che già è di sua  proprietà.  Inevitabile sarà dunque chiedere nuovamente alla Corte Costituzionale che finalmente dichiari per espresso l'incostituzionalità della norma e la cancelli del tutto, cosa che tramite Cosmed Fedir si accinge a fare quanto prima.
L'intervento, sempre tramite Cosmed in quanto gli interessi dei molti che la confederazione può rappresentare da più forza anche alle nostre iniziative, sara diretto a verificare se non ci siano disparità di trattamento nelle modalità del taglio operato dalla legge di bilancio 2024 nei rendimenti pensionistici degli anni di contribuzione gia maturati nel sistema retributivo.
Leggi a questo link il documento elaborato da Cosmed sul dossier pensioni. 

FEDIR SANITA' PRENDE POSIZIONE SUL TAGLIO DELLE ASL

Riportiamo  l'articolo pubblicato da Quotidiano Sanità il 14 aprile sulla posizione di Fedir Sanità rispetto al taglio delle ASL:

quotidianosanita.it

Riduzione Asl. Travia (Fedir): “Il problema non è il loro numero ma la qualità delle loro direzioni”

Per il segretario nazionale di Fedir sanità il nodo da affrontare è appunto l'affidamento delle direzioni generali, da parte della politica, a persone spesso non qualificate. "Basta spot, buttiamo fuori dalla gestione delle Asl gli uomini di fiducia incapaci ed arroganti. I problemi troverebbero così la loro naturale soluzione".

 

14 APR - “Abbiamo sentito con sconcerto le dichiarazioni di Renzi di questi giorni sul presunto scandalo legato al fatto che le Regioni hanno troppe Asl(alcun ben 22), il che costituirebbe un costo improprio per l’elevato numero delle poltrone”. Così il segretario nazionale di Fedir Sanità, Antonio Travia, risponde alleparole del premier Matteo Renzi il quale – nel corso di una conferenza stampa nell’ultimo Consiglio dei ministri aveva parlato dei risparmi ottenibili da una riduzione del numero delle Asl. Il sindacato della dirigenza amministrativa, tecnica e gestionale del Ssn, scrive sia al premier che al ministro della Salute,Beatrice Lorenzin.

Quest’ultima, a parere di Fedir, ha fatto una analisi molto più seria che il sindacato condivide in pieno: non è infatti tagliando a prescindere il numero delle Asl che si risparmia quanto migliorando la gestione delle Aziende Sanitarie. Tornando alle parole di Renzi Travia aggiunge: “Come sindacato rappresentativo della dirigenza amministrativa del Servizio Sanitario Nazionale restiamo davvero attoniti davanti a tali generiche nonché populistiche affermazioni e condividiamo appieno quanto per fortuna dichiarato dal Ministro Lorenzin, che ancora una volta dato prova di competenza e concretezza sulla questione anche del costo delle siringhe. Laddove non risulti a codesta Presidenza, le Regioni con più elevato numero di ASL sono esattamente quelle (Lombardia, Veneto) in cui si effettua, comprovatamente, la migliore sanità. La peggiore sanità si riscontra invece proprio in quelle Regioni (Lazio, Campania, Calabria) che da tempi remoti (il Lazio fin dal 1994) ha ritenuto più confacente un azzonamento basato su ASL a dimensionamento territoriale corrispondente alla Provincia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti e non hanno bisogno di essere raccontati”.


L’esempio concreto, continua Travia, “è la mega Città della Salute di Torino (tre grandi ex Aziende Ospedaliere di altissima specialità ed 11.000 dipendenti da gestire). Ebbene: a tre anni di distanza la macchina organizzativa è ormai alla paralisi. La gestione unitaria del personale è ben lungi dall'essere realizzata (ad esempio ancora non c’è un unico contratto integrativo del personale ed i fondi contrattuali sono distinti con tutto ciò che ne consegue) ed il sistema degli approvvigionamenti è nel caos (solo per censire e valutare/coordinare i fabbisogni di ciascun servizio occorrono mesi ed ad oggi le gare sono, necessariamente, per la maggior parte in proroga anche grazie agli effetti nefasti della folle avventura di Cota che per due anni ha inseguito il sogno di trasformare le ASL in società di diritto privato)”.

Per Fedir Sanità è ormai comprovato che le organizzazioni sanitarie con oltre 3.000 dipendenti sono inefficienti e ciò a ragione della complessità della materia prima prodotta: salute e non certo tondini di ferro. “Come si giustifica – continua Travia - la scellerata riforma del governatore Rossi che ha portato le Asl Toscane da 12 (non 22) a sole 3 Asl tagliando in tre la Toscana? Diecimila dipendenti da gestire, mega appalti (il malaffare si sfrega le mani) da mettere in piedi e centinaia di chilometri da governare. La fallimentare esperienza delle Estav non è evidentemente stata di lezione e certamente le briciole di risparmio che deriveranno dalle poltrone che saltano non potranno mai compensare gli sprechi dell' inefficienza dei servizi verso cui si andrà. Salvo decentrare talmente tanto da creare di fatto tante mini Asl dentro la grande Asl (Asur Marche docet). Ma allora di che parliamo? Ed invece codesta Presidenza cavalca il mito dell’accorpamento. I contribuenti sarebbero ben felici di pagare anche molto più del certamente non lauto stipendio di 130.000 euro circa a direttori generali qualificati, competenti ed onesti che gestiscono le Asl con l'umiltà e la concretezza del buon padre di famiglia. Invece sono costretti a pagare direzioni generalmente incompetenti e troppo spesso disoneste, messe sulle poltrone da una politica inqualificabile ed in grado solo di distruggere quanto di buono ancora miracolosamente cammina sulle gambe di quella residua dirigenza strutturata (per intenderci i vincitori di pubblici concorsi che finora hanno avuto la schiena dritta davanti all'arroganza degli uomini di fiducia e che per questo dovranno essere spazzati via dalla riforma Madia) che nulla ha a che vedere e vuole avere a che vedere con la fiducia elargita dalla dirigenza politica, in grado di creare "fenomeni" dal nulla sol perché fiduciari.

"Basta allora – conclude Travia - con spot di ogni tipo e facciamo l'unica cosa che c’è da fare: buttiamo fuori dalla gestione delle Asl gli uomini di fiducia incapaci ed arroganti, lasciamo lavorare solo i capaci ed onesti e valutiamo correttamente le persone per quello che sono. I problemi (costi standard, appropriatezza delle cure, sprechi ed inefficienze) troverebbero la loro giusta e naturale soluzione senza dover creare elefanti burocratici che di certo non servono ai poveri ammalati”.  

14 aprile 2015
© Riproduzione riservata

 

 

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